Aristotele, Euclide e la matematica greca antica in mezzo al bosco

La scelta controcorrente di Monica e Fabio, ricercatori universitari e unici residenti di un vecchio borgo di montagna a Monticello di Moggio Udinese

Monica e Fabio, due fisici matematici, sono gli unici residenti a Monticello, frazione di Moggio Udinese. Per arrivare alla loro casa bisogna camminare dieci minuti nel bosco, dopo averne trascorsi quindici in auto su una strada ripida, che risale un versante della Val Aupa, dove si trova la prima anima viva nel raggio di alcuni chilometri.

L’energia elettrica la ricavano dai pannelli solari, non hanno frigorifero, televisione e lavastoviglie. Si riscaldano con tre stufe a legna. Hanno tre galline, un orto e la spesa la fanno una volta al mese. Dispongono di una casella postale a fondovalle, perché il postino lassù non ci arriva. Lavorano con le e-mail attraverso il satellite.

Fabio otto volte all’anno lascia la casa nel bosco per tenere seminari di una settimana in Francia, la nazione che gli dà lavoro nel CNRS, il più grande istituto pubblico di ricerca in Europa. Lui è uno storico della matematica greca antica: nel 2007 ha pubblicato l’opera completa di Euclide. Il suo lavoro non prevede l’insegnamento e viene valutato sull’attività di ricerca che svolge e il numero di pubblicazioni che firma. Può capitare che per otto mesi, come l’anno scorso, debba leggere venticinque differenti versioni di un’unica opera antica. Monica è specializzata su Aristotele, ma non ha un contratto.

La loro scelta di vivere da soli, in un vecchio borgo in mezzo alla natura è praticabile grazie al tipo di lavoro che svolgono e al fatto che non hanno figli, ma non rappresenta un esempio di fuga snob dalla civiltà, di into the wild manieristico o di reazione anacoretica alla rutilante mondanità urbana; bensì è l’evoluzione di un percorso di vita che ha privilegiato l’amore per la natura, il rifiuto del mondo salottiero accademico e uno stile di vita parco: pochi consumi, scarse emissioni e forte legame col territorio e i suoi prodotti.

Fabio Acerbi, 45 anni, toscano di Castagneto Carducci, dove oggi si produce vino superbo e spesso da superbi e Monica Ugaglia, 40, piemontese di Asti, hanno conosciuto le Prealpi Giulie quando frequentavano il dottorato di matematica alla Sissa di Trieste. Il setaccio di numerosissime escursioni alpine fatte negli anni, ha trattenuto questo pezzo di mondo, così selvatico e fuori mano, ma dove la presenza dell’uomo è rintracciabile nelle case diroccate, in quelle ristrutturate che si rianimano nei weekend e in antichi sentieri che collegano borghi che hanno ricevuto l’ultima mazzata col terremoto del 1976.

Fabio Acerbi al lavoro nel proprio studio della casa di Morolz, il borgo di Monticello

Monica e Fabio non giocano al buon selvaggio, e sono grati ai vicini di casa, persone originarie di Morolz che hanno sistemato le proprie abitazioni dove tornano con regolarità nel corso di tutto l’anno, e che hanno trasmesso loro la conoscenza sul territorio, sulle erbe, il bosco e gli animali. “Siamo due persone che fanno un mestiere intellettuale, estremamente preciso. – spiega Fabio – Viviamo qui perché ci stiamo bene e ci troviamo benissimo con queste persone. E poi ci sono tramonti bellissimi. Da una parte abbiamo sempre avuto capacità di adattamento e di resistenza in condizioni dove la gente scapperebbe dopo cinque minuti, ma ci mancano le competenze. Ad esempio in vita mia non avevo mai abbattuto un albero, o non sapevo sramare. Tutte cose che ho dovuto imparare. Abbiamo vissuto in diversi luoghi, in Toscana, Francia, e ogni posto ha un modo diverso di fare l’orto. Per questo è stato importantissimo il rapporto con i nostri vicini”. I due si sono integrati nelle dinamiche del borgo Morolz (così si chiama) che si ripopola di una manciata di persone il sabato e la domenica. I tre fuochi in muratura che procurano il loro riscaldamento, per fare un esempio, li ha realizzati un loro vicino.

Sto raccontando questa storia perché, in tempi che consolidano il decennale svuotamento dei paesi in quota, a favore dei centri a fondovalle, la loro scelta va controcorrente e rappresenta una notizia. Il fatto che i due protagonisti siano degli intellettuali e non originari del posto, dovrebbe aiutarci a riprendere consapevolezza del tesoro di autenticità custodito dalle nostre montagne e a ridefinire il concetto di comodità, che dismette il bulimico: tutto, tanto e subito.

Una autenticità che avevano cercato in Francia, nelle Cévennes, zona montuosa del centro sud, “uno dei posti più fricchettoni di Francia, dove c’è gente che va avanti usando candele tutta la vita, dove c’è un mercato ad Ales, gestito da falciatori volontari di Ogm, che non ammette sacchetti di plastica e dove si acquistano prodotti biologici sfusi. Lì però non c’era quella autenticità che cercavamo, e che abbiamo trovato qui”, spiega Monica, “In molti francesi abbiamo riscontrato una locale perdita delle radici. Avevano frustrazioni cittadine, frutto di smarrimento” più che altro riempivano vuoti.

Autenticità significa anche spogliarsi dai luoghi comuni, che indurrebbero a supporre che questa coppia pratichi forme strette di vegetarianesimo, invece no. “Ogni volta che vedevo tagliare un albero stavo male. Allo stesso modo non sopportavo i cacciatori”, mi confida Fabio. Poi, la quotidiana frequentazione con la natura ha sciolto nodi e idiosincrasie figlie di una visione urbana delle cose: chi sta in città su questi aspetti è a volte rigido e intollerante perché sta lontanissimo dal ciclo della vita, che prevede che l’uomo possa alimentarsi di carne. “Ovviamente proveniente da animali allevati bene e macellati senza sofferenze e in ogni caso non ci riforniamo mai nei supermercati”.

In questo posto forse l’unica fonte di vera scomodità, che per risolverla verrebbero volentieri a patti, è l’assenza di una linea elettrica. L’acqua corrente, invece, c’è. Affidarsi al fotovoltaico impone ritmi di lavoro dipendenti dal clima, specie in mesi invernali e nuvolosi come questo novembre, quando il sole non si è visto per ventiquattro giorni di seguito. “Lavoriamo tutto il giorno tutti i giorni. Quando c’è luce approfittiamo dell’energia per operare all’ordinatore (italianizzazione del francese ordinateur, computer, ndr), visto che il convertitore di energia ne assorbe molta”. E quando di energia non ce n’è? “Lavoriamo sui testi o scrivendo a penna a luce di candela”. Solo da un paio di mesi la produzione di energia fotovoltaica ha raggiunto livelli accettabili, da quando cioè hanno scoperto che l’impianto non era stato realizzato a regola d’arte e di sei pannelli solo due erano collegati. Un particolare, assieme al fatto che dei tre tecnici interpellati nessuno aveva saputo dare loro risposte competenti, che denota come le fonti rinnovabili possano diventare una leva per indurre il ripopolamento della montagna a patto di conoscerle e saperle trattare.

L’altro ostacolo è la parcellizzazione delle proprietà, divise spesso tra molti eredi lontani tra di loro se non all’estero, assieme a una forma di gelosia per ruderi o edifici ristrutturati ma mai frequentati. Monica e Fabio hanno acquistato la casa dove abitano dal luglio 2009 dopo aver vissuto per due anni nella frazione di Grauzaria, dove lei era stata soprannominata la signora delle ortiche, visto che le raccoglie, assieme a molte altre erbe, per utilizzarle in cucina.

Prima di venire quassù Fabio ha insegnato al liceo Stellini di Udine e al Magrini di Gemona. In precedenza aveva tenuto un corso di matematica all’università Tor Vergata di Roma. Questo per dire che il lavoro e l’amicizia con persone conosciute nelle precedenti frequentazioni friulane in montagna hanno calibrato la scelta e indotto la progressiva risalita in quota.

Tra le “privazioni” che rimuoverebbero c’è il fatto che fanno poche camminate, ma: “O vai a fare un giro o spacchi la legna” e poi nella natura ci sono comunque immersi da mane a sera, notte compresa. Questo regala sorprese piacevoli, come la vista dei cervi, gli uccelli che visitano la mangiatoia che hanno allestito e, perfino, l’orso, che la primavera dello scorso anno ha predato gli alveari a poche decine di metri da casa loro.

“Le persone che ci incontrano ci dicono: che fortunati a vivere così e subito aggiungono ‘non so se ce la farei’. Ma questa è una situazione splendida a patto di essertela cercata. Se non la scegli, fai fatica a fare a meno di quello a cui devi rinunciare”. E le rinunce possono anche rivelarsi dolorose: mentre lavoravano con una sega circolare di un amico, poco lontano da casa, Monica ha perso un dito della mano, tagliato dalla lama. Le reazioni all’incidente da parte della gente le hanno fornito una cartina al tornasole: “chi più si è stupito e ha criticato quanto successo, era chi meno aveva capito la nostra scelta”. Scelta che comporta la maturazione di una naturale fatalità.

Praticare la decrescita – modus vivendi che rispetta l’ambiente e rifugge dal consumismo – e fare crescere la montagna pare possibile.

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Immagini di Monticello di Moggio Udinese:

La borgata di Poldos
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2 commenti

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2 risposte a “Aristotele, Euclide e la matematica greca antica in mezzo al bosco

  1. Francesco Vissani

    Ciao Fabio! Un abbraccio da un amico dei tempi dell’universita’ ed in bocca al lupo per i vostri studi.

  2. Credo di aver conosciuto Monica e Fabio, due persone straordinarie
    in molti sensi. La loro vita in una malga isolata in Friuli, come raccontata nel blog di Monica,mi ricorda assai da vicino la mia stessa vita fino a 11 anni.

    Mezzadri, casa isolata, niente elettricita’, niente acqua potabile, coltivare, tagliare l’erba e la legna, mettere da parte e mai gettare nessun
    piccolo materiale che potrebbe divenirti utile, capire la natura, assecondarla, cercare di prevederla, allevare e mangiare gli animali e le piante senza le fisime e le stupidaggini cosi’ comuni nei cittadini di oggi, lavorare ogni ora di ogni giorno. Un ottimo pedigree per mettersi a studiare con energia! …

    In piu’, noi mezzadri avevamo un padrone e due (due!) fattori, che ci portavano via (con la benedizione di preti e governo) tanto frutto del nostro lavoro: un ottimo stimolante questo per la coscienza sociale.

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